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Tip: ricerca all’interno di pagine “man”

Piccolo tip per la ricerca di testo all’interno di pagine di manuale (le famose pagine di manuale richiamabili con “man“, che vengono purtroppo snobbate dai newbie impazienti con il conseguente proliferare di richieste di aiuto facilmente risolvibili).

Consideriamolo un tip per newbie.

E’ sufficiente premere “/” e scrivere (apparirà a fondo pagina) il testo da ricercare, seguito da invio.

Per passare al match successivo si preme “n” e per passare al precedente “N” (shift-n).

Esattamente come in vim.

iPhone Tethering con Linux (-archlinux)

Da qualche mese ho riscontrato alcuni problemi nell’utilizzare il tethering (la condivisione di internet) con iPhone su Archlinux.

Il tethering da iPhone su linux funziona attualmente grazie ai seguenti componenti:

  • modulo kernel: si chiama ipheth e una volta caricato farà comparire una interfaccia ethernet associata all’iPhone. Questo modulo è ormai incluso nel kernel Linux vanilla.
  • software userspace per il pairing: per comunicare correttamente con l’iPhone occorre effettuare una operazione di pairing. Esistono almeno due software che si occupano di questo: ipheth-pair (sviluppato dall’autore del modulo ipheth) e idevicepair facente parte del pacchetto libimobiledevice.

Una apposita regola di udev fa si che non appena si colleghi l’iPhone tramite usb venga caricato il modulo ipheth e lanciato il software di pairing.

Il problema che riscontro tutt’ora è che sia il modulo incluso nel kernel, sia il programma di pairing (ipheth-pair) non funzionano.

Ho risolto installando l’ultima versione del modulo ipheth presa da git e utilizzando libimobiledevice per fare il pairing. La cosa strana è che nemmeno idevicepair che serve a fare il pairing non funziona, mentre ideviceinfo (che serve per avere delle informazioni sull’iphone collegato) riesce a portare a termine il pairing.

A questo punto ho modificato la regola udev in modo da richiamare ideviceinfo e per ora tutto funziona.

Questo è il PKGBUILD di ipheth-git comprensivo di dipendenza verso libimobiledevice e patch per utilizzare ideviceinfo come comando di pairing: ipheth-git-20110523-1.src.tar.gz

Tra Gnome3 e Kde4 io ho scelto… Xfce4!

Vi ho già parlato della mia breve avventura con Ubuntu, per cui saprete già che ad Unity ho preferito l’ormai-legacy Gnome2.

Non appena tornato con Arch avrei installato volentieri Gnome2, ma fatalità ha voluto che ormai Gnome2 fosse deprecato e al suo posto, nel repository [extra] facesse la sua bella presenza Gnome3.

Ho voluto concedergli una possibilità. Quale modo migliore di inaugurare una leggerissima net-install se non con una badilata di pacchetti da installare?

Devo dire che Gnome3 mi ha fatto una bella impressione, soprattutto a livello grafico, e decisamente meno a livello di funzionalità: praticamente si è passati da un DE completo e personalizzabile a un DE minimale (quanto meno nelle funzionalità) e difficilmente configurabile. Comprensibile però: nei prossimi mesi potremo giudicare con più distacco le potenzialità di questo nuovo Gnome.

Nel frattempo però, appurato che Gnome3 non lo volevo usare, ho iniziato a guardarmi intorno in cerca di alternative. Per chi non se lo ricorda, i miei ultimi anni su Arch li ho passati su un minimale openbox con un minimale lxpanel e zero menu o icone. Ammetto che non mi sarebbe dispiaciuto avere qualche coccola in più dal mio DE. Anzi, sarebbe più corretto dire che non mi sarebbe dispiaciuto usare un DE e non un WM.

KDE l’ho sempre snobbato, e anche se ora lo guardo con un po’ più di rispetto sono troppo affezionato alle GTK e alle applicazioni costruitesi attorno ad esse.

L’equazione era semplice da risolvere: DE + GTK – GNOME = XFCE4
I più scaltri mi faranno notare che esiste anche LXDE, ma provenendo da un openbox+lxde+thunar capirete che volevo osare qualcosa di più.

Xfce4 viene spesso etichettato come uno Gnome più leggero ma non poi così tanto più leggero. In effetti ha sempre vissuto un po’ all’ombra dello gnomo.

Devo invece dire che con qualche accorgimento, l’esperienza con Xfce4 si sta rivelando piuttosto appagante.

Qualche accorgimento

  • Installare xfce4-power-manager per configurare e fare gestire automaticamente le impostazioni di risparmio energetico (principalmente la luminosità del display e la sospensione).
  • Installare xfce4-volumed per controllare il volume audio con i tasti multimediali della tastiera.
  • Facoltativo, installare superswitcher (ma se non lo installate vi perdete una piccola meraviglia).
  • Facoltativo a seconda dei gusti: guake-terminal, un terminale drop-down

Gestire le associazioni tra file e applicazioni

Un problema frequente quando non si usa Gnome o Kde è lo scarso (o addirttura nullo) controllo sulle applicazioni predefinite.

Mi è capitato ad esempio che chromium decidesse di aprire i PDF con Gimp, o addirittura peggio, di aprire tutti i file con Firefox.

Un rimedio consiste nell’installazione con pacman del pacchetto perl-file-mimeinfo.
Così facendo, ogni volta che xdg-open verrà invocato per aprire un qualsiasi file, verrà usato mimeopen (vedi https://bbs.archlinux.org/viewtopic.php?pid=690816#p690816).

Già questo dovrebbe essere sufficiente a correggere il problema; si può inoltre specificare con che applicazione aprire un certo tipo di file:

/usr/bin/vendor_perl/mimeopen -d file-di-esempio.pdf

Verrà chiesto il programma da usare e tale scelta verrà salvata per le future aperture di file dello stesso formato (PDF in questo esempio).

Generare dizionari per attacchi bruteforce

Oggi ho avuto l’esigenza di generare diversi dizionari (word list) per alcuni attacchi di tipo bruteforce.
Inizialmente me la sono cavata con qualche riga del comodo python, ma quando la cosa si è fatta più seria mi sono domandato se non esistesse già un software in grado di generare liste di questo genere.

Il programma si chiama crunch e lo trovate in AUR (oppure qui se non siete arcieri http://crunch-wordlist.sourceforge.net/).

L’utilizzo è semplice:
crunch lunghezza_minima lunghezza_massima charset -o filename

Ad esempio, per generare tutte le parole di lunghezza compresa tra 1 e 8 caratteri, con alfabeto minuscolo e cifre numeriche:

crunch 1 8 qwertyuiopasdfghjklzxcvbnm0123456789 -o dict-az09.txt

Give Ubuntu a chance

Qualche settimana fa l’ho combinata grossa. Era dal 2004 che un mio computer non vedeva una distro al di fuori di Archlinux.

Ho voluto mettere da parte ogni pregiudizio e accogliere a braccia aperte la beta 2 di Ubuntu 11.04 Natty.
Ho deciso di prendere la via più drastica: backup con fsarchiver della partizione di root di Archlinux del mio eeepc, formattazione e installazione di Ubuntu su tale partizione.

Cosa mi è piaciuto
E’ la prima volta che ho seriamente preso in considerazione l’ipotesi di rendere Ubuntu il mio sistema principale. Sin dal primo avvio ho avuto delle belle sensazioni: tutto era a posto, completamente funzionante, per non parlare dell’aspetto generale dell’ambiente grafico. Curato e appagante.
Il colpo di grazia, da questo punto di vista è stato il momento in cui ho collegato il mio iPhone all’eeepc: in pochi secondi potevo sfogliarne il contenuto ed anche accedere ai documenti di ciascuna app.
Tutto questo senza nemmeno aver mai aperto il terminale!

Cosa non mi è piaciuto
Ho preferito gnome2 a unity, ma questi son gusti personali; non ho apprezzato inoltre la maggiore pesantezza di Ubuntu rispetto ad Archlinux (considerato il netbook che sto usando).
Inutile negarlo, dopo 7 anni di utilizzo esclusivo di Archlinux, con Ubuntu installato non mi sentivo più il padrone della mia macchina.
Troppe le differenze sia tecniche che filosofiche (qualcuno ha detto apt vs pacman?). Non posso nemmeno dire che sia colpa di Ubuntu, ma Archlinux continua a rappresentare meglio il mio ideale di distribuzione, pur con i suoi “difetti” (a volte non si ha il tempo necessario per sistemare qualcosa che non funziona).

Morale della favola
Ubuntu 11.04 Natty è durata poco meno di due settimane sul mio eepc. Mi sento di fare i complimenti a Canonical e a chi sviluppa Ubuntu con così tanta passione: è una distribuzione che mi sentirei di consigliare ad occhi chiusi e che probabilmente risponde perfettamente alle esigenze medie.

Per finire, ho concluso quel viaggio spirituale con il mio rito preferito: una net-install fresca fresca di Archlinux. E un sospiro di sollievo: sono ancora il buon arciere di una volta :)